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Benvenuti a tutti voi, che partecipate a questa prima serata di un percorso previsto in 2 tappe: oggi e domani pomeriggio.

Stiamo iniziando insieme a voi la nostra seconda edizione del viaggio nella bellezza. Esperienza che ci farà ritrovare compagni di viaggio dell’anno scorso - e questo mi sembra già molto bello e significativo! Ma con questo secondo viaggio vi vogliamo fare incontrare altre persone su questa strada della bellezza e vi assicuro che non ne sarete delusi!

Saranno loro a interpretare il tema che abbiamo scelto per quest’anno: “Nel buio la luce”. Saranno dei piccoli e dei grandi insieme, di tutte le generazioni, di diverse nazioni, perché solo così, si costruisce un mondo più bello per tutti.

Come inizia il nostro cammino? nel buio (o semi buio) - se non l’avete già notato - questo non perché Bruno Gentile che si occupa delle luci e che ringraziamo, ha qualche problema tecnico, ma perché pure nel buio, la vita si può manifestare, si può sviluppare e trasformare.

Penso che nessuno di noi si ricordi dei lunghi mesi passati al buio nella pancia della mamma eppure è lì che pian piano siamo cresciuti e poi siamo venuti alla luce.

E da allora, di continuo, passiamo dal buio alla luce, sia con il ritmo della notte e del giorno, sia con le esperienze che ognuno vive nella propria vita.

Questo viaggio è una occasione per ripensare ciascuno alla propria vita: quali sono i nostri momenti di luce, da dove ci viene questa luce… ?

E quando arrivano i momenti più bui, come le viviamo?

Sappiamo, come l’iconografo sa fare, portare alla luce le oscurità che a volte ci avvolgono? E’ un percorso che può essere faticoso ma che sicuramente procura gioia e bellezza, una bellezza talvolta così umile e nascosta.

Ci dobbiamo forse prima convincere, come dice un ritornello di un canto di Taizé che: “Questa notte non è più notte, davanti a Te, il buio come luce risplende”. É questo che cercheremo di scoprire in queste 2 giornate.

Credo che sia esattamente ciò che ci vuole illustrare l’immagine scelta per la locandina. Avrete riconosciuto questo famoso dipinto di Vincent Van Gogh. Un quadro di questo tipo è come un libro aperto nel quale invece di scrivere con le parole, l’artista usa motivi, colori, forme… per parlare dei suoi pensieri più profondi.

E’ in qualche modo, la porta d’ingresso nel mistero della persona. Ogni essere umano è come una terra sacra, un mistero profondo di luce e di ombra che va rispettato, che dobbiamo imparare a guardare con gli occhi di Dio che per primo lo ha pensato, lo ha desiderato e lo ha amato da sempre e per sempre.

Questo dipinto ha un’origine non indifferente: è stato realizzato dopo un ricovero in un ospedale psichiatrico. Van Gogh soffriva infatti di una patologia mentale ma è proprio da questa patologia che vengono fuori questi suoi capolavori di bellezza che traducono le sue aspirazioni più profonde.

Spesso, se ci fermiamo davanti ai suoi quadri, rimaniamo meravigliati di come, con la sua arte, egli mette in evidenza un qualcosa che esprime la fortezza dentro la debolezza, la profondità nella semplicità.

Questo quadro è stato chiamato “notte stellata”. Non è l’unica volta che Van Gogh sceglie questo tema: si vede che per lui, la notte aveva un certo fascino che rispecchiava la propria vita. Infatti, in lui si scontravano momenti di buio e di luce.

In questo quadro, lo traduce con la scelta dei colori che sono pochissimi: troviamo il blu, qualificato come colore freddo e il giallo definito un colore caldo. Un pizzico di rosso e verde/nero nell’albero. Questo contrasto voluto tra luce e buio sta a indicare che non sono incompatibili tra di loro; anzi luce e buio si completano, dialogano tra di loro.

Vedete quanta luce viene fuori dalla luna quasi paragonabile al sole in pieno giorno; quante stelle dalle più grandi alle più piccole ma sempre con un grande raggio di luce. Alla fine domina questa luce che viene dal cielo. Un cielo immenso in confronto al paesaggio che sta in basso. La luce vera viene dall’alto, anche se la sua presenza più discreta e timida è presente nelle case attraverso le finestre di chi abita questo villaggio. Simbolo della vita che comunque c’è … anche di notte.

Per dare anche maggiore rilievo all’elemento luce, sceglie delle forme, delle linee semplicissime. Ma riesce a mettervi dentro un senso di vita straordinario. Notiamo subito questo movimento ampio, sempre dominante nel cielo, con questa specie di ciclone, delle stelle che sembrano ballare…

Contrastante è il cipresso di colore scuro, anche lui agitato, quasi a forma di fuoco che giunge fino al cielo. Forse rappresenta l’artista stesso, tormentato interiormente. Van Gogh, insieme a lui, ci attira verso il punto luminoso, alla ricerca della luce.

Pure il campanile della chiesetta viene come aspirato verso il cielo. Sembra quasi una preghiera che sale verso il cielo…   c’è un movimento continuo del basso verso l’alto.

Ciò che vi proponiamo in questo viaggio nella bellezza è di riprendere tutta questa simbolica che la pittura ci illustra e di scoprire come ci sono altri e diversi modi di esprimerla: nella lirica, nella poesia, nel ballo, con strumenti musicali… e questo con piccoli (solo per età) e grandi artisti che ringraziamo fin d’ora.

Oltre al simbolo, vogliamo anche tornare alla concretezza della vita quotidiana con delle testimonianze di come si può accogliere la luce nel buio.

Per concludere vorrei lasciare di nuovo la parola a Vincent Van Gogh che scriveva a suo fratello l’anno prima di dipingere questo quadro:

“Spesso mi sembra che la notte sia molto più viva e moltissimo più colorata del giorno”.

Grazie per la vostra presenza. Augurandovi una buona serata, spero che insieme a chi ha preparato questo nuovo viaggio nella bellezza, sarete anche voi illuminati da abbondanti luci, quelle naturali, quelle spirituali e quelle artistiche, in modo da diffondere dopo questa luce intorno a voi.

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